23 Jan 2011

S.Maria in Trastevere Church. Suggestions of the Byzantine rite.

Dsc00201

15 Jan 2011

Rome in a good morning

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6 Jan 2011

Debtris: grafico animato informativo spettacolare - Luca De Biase

Spectacular animation. A must see.

19 Dec 2010

La svolta di mezza età Si è felici solo dopo i 46 anni

Gli studi pubblicati sul settimanale "Economist"

La svolta di mezza età
Si è felici solo dopo i 46 anni

Il benessere emotivo è una curva a U: con la piena maturità diventa stabile

di BEPPE SEVERGNINI



La vita comincia a 46 anni. È quella l'età del più profondo scontento: poi si risale. A questa conclusione giunge The Economist, e ci dedica la copertina del numero doppio di Natale. Qualche malizioso sospetterà che 46 anni sia l'età media dei lettori del settimanale. Se soffrono di paturnie prenatalizie, sappiano che in futuro andrà meglio. Ma non è così. L'ossessione di quantificare la felicità è diventata la nuova ansia del mondo: i bravi giornalisti - soprattutto se hanno un'età tra i quaranta e i cinquanta - non possono non accorgersene. Ormai non si parla solo di GDP (Gross Domestic Product, prodotto interno lordo) ma anche di GNH (Gross National Happiness, felicità lorda nazionale). Ha cominciato il Buthan, Sarkozy in Francia e Cameron in Gran Bretagna si sono detti interessati (Berlusconi no: al momento, per lui, più della felicità conta la fiducia). Una serie di studi recenti indica che il benessere emotivo è una curva a U. Si parte bene, da giovani. Si scende in fretta. Poi si comincia a risalire, fino ad arrivare a una stabilità che somiglia molto alla serenità. Quando avviene l'inversione? Lo abbiamo detto. A 46 anni.

NADIR VARIABILE - I lettori quarantacinquenni, quindi, si consolino: manca poco. I lettori ventenni, d'altro canto, non si preoccupino: c'è tempo. I lettori anziani, infine, si rallegrino: non c'è mai stato periodo migliore per invecchiare. Partendo dalla battuta di Maurice Chevalier («La vecchiaia non è così male, se consideriamo l'alternativa»), l'Economist sfodera una serie di informazioni interessanti, come lo studio di David Blanchflower di Dartmouth College, che ha studiato i dati provenienti da 72 Paesi del mondo. Il nadir - il punto più basso - del benessere personale cambia da nazione a nazione. Per gli svizzeri è 35 anni, per gli ucraini 62. Ma la media è - ripetiamolo ancora - 46 anni. Qualcuno potrà obiettare: c'è bisogno di uno studio americano per sapere che tra i quaranta e i cinquanta arriva la midlife crisis? La crisi di mezza età per cui ogni uomo (maschio) si butta in qualcosa di strano: un investimento rischioso, una segretaria procace, un'auto veloce o un hobby ossessivo. Una donna al suo fianco deve assistere allo spettacolo (di solito mentre si occupa di genitori cocciuti e figli adolescenti scatenati).

VALORE ALLE COSE - Portando una scarica di opinioni accademiche a sostegno della propria tesi, l'Economist indica alcuni elementi - diversi dai progressi della medicina - che rendono la terza parte dell'esistenza degna d'essere vissuta. «Quando i giovani guardano agli anziani pensano che è terrificante sapere di essere vicini alla fine della vita», scrive il settimanale. Ma le persone anziane hanno imparato una cosa importante: dare valore alle cose che contano. Sono meno ambiziose e più tolleranti. Dice Laura Carstensen, professore di psicologia a Stanford: «I giovani vanno ai cocktail sperando di incontrare qualcuno che gli tornerà utile. Gli anziani ci vanno se ne hanno voglia». Di solito, non ce l'hanno. E questo è saggio, conclude l'accademica: «Perché nessuno ha veramente voglia di andare ai cocktail».

WHO E BEATLES - Pete Townsend degli Who - nel 1965, quando aveva vent'anni - cantava: «Things they do look awful cold/Hope I die before I get old» (le cose che fanno sembrano squallide parecchio/ spero di morire prima di diventar vecchio). I Beatles, due anni dopo, rispondevano: «When I get older losing my hair/Many years from now/Will you still be sending me the Valentine/Birthday greetings, bottle of wine» (quando divento vecchio e perdo i capelli/tra molti anni/mi manderai ancora un biglietto per San Valentino/gli auguri per il compleanno/una bottiglia di vino). Molto tempo dopo, con il conforto dell'Economist, possiamo dirlo: «When I'm sixty-four» batte «My generation». E 64 - se ci pensate - è il contrario di 46.


Copyright Corriere della Sera

16 Dec 2010

L'educazione delle coscienze

Stiamo assistendo a scene di una gravità inaudita coinvolgere le nostre città.

 

I gruppi organizzati di violenti di estrema sinistra rischiano, con l'appoggio della sinistra parlamentare, di portare il Paese (e specialmente Roma, sede di tutte le istituzioni oltre che della chiesa) verso un ambito di guerra civile e di contrapposizione tra frange di estremisti, le cui conseguenze sono impossibili da prevedere.

 

Il governo dovrebbe comprendere, insieme a tutta una serie di irresponsabili "pensatori" di sinistra, giornalisti, radicalisti, e maître à penser votati allo sfascio morale, che ridurre questo rischio dovrebbe essere la priorità di qualsiasi agenda politica. Ma è inutile illudersi.

 

Se il problema nasce proprio in questa società liquida e precisamente nel dissesto ideologico e valoriale nel quale è immersa, e se il problema sociale è il più drammatico, porvi rimedio non sembra affatto il primo obiettivo politico perché il primo obiettivo politico da qualche anno a questa parte è soltanto "abbattere Berlusconi" (e "difendere Berlusconi" dall'altra parte, ovviamente). Capire che parlando soltanto di questo alimenta lo scontro ideologico, di piazza, oltre che sui media (e naturalmente su Internet, dove è tutto un proliferare di attacchi contro il centro-destra e il vaticano, a partire dallo spiritosissimo Spinoza.it) sembra però l'ultima delle fiaccole in grado di illuminare le menti.

 

Affrontare il problema alla radice significa, in realtà, affrontare un'era di decadenza morale che ci attanaglia da decenni, e questo non lo può fare nessun governo e nessuna opposizione perché semplicemente non ne hanno più gli strumenti. Ma è l'unica strada, l'unica via, l'unico percorso possibile: favorire l'educazione delle coscienze ad un'etica ed una civiltà che sta diventando sconosciuta non soltanto dentro i palazzi del potere, ma fuori.


 

5 Dec 2010

Nota politica – Dicembre 2010 « Persona è futuro

In questi giorni ci stiamo preparando ad un importante passaggio parlamentare. E’ da mesi, in particolare dalla scorsa primavera, che si assiste allo scontro personale, prima che politico, tra i due maggiori leader della ex-maggioranza di Governo: Fini e Berlusconi. Siamo arrivati ormai alle fasi finali di questo conflitto di potere, e il 14 dicembre verrà votata la fiducia al governo Berlusconi. Dal risultato di questo appuntamento nei due rami del Parlamento si decideranno probabilmente le sorti del Governo in carica. La vittoria, nonostante le colombe si premoniscano di predire come annunciata, si prevede tutt’altro che scontata. Non fosse altro che per il fatto che, proprio in quest’ultimo periodo di tempo, abbiamo assistito ad una accelerazione dell’avvicinamento dell’Udc di Casini con la neonata formazione Futuro e Libertà che fa capo a Fini. E, secondo quanto riportato dal Corriere il 2 dicembre scorso, si preparerebbero, insieme alle altre forze di centro-sinistra, a non votare la fiducia a Berlusconi.
Continua a leggere su: personaefuturo.it

 

1 Sep 2010

Thinking About Cubicles - An Introduction

Source: Hostile Work Environment
Life in the Cubiclean JungleSolitary, Poor, Nasty, Brutish, and Short.

In a cubicle, thought is unnatural. I mean that literally. Imagine a man thinking in a cubicle. He looks like he's just sitting there, spacing out. He looks like he's not doing anything. He looks like he's being unproductive. He looks like he's wasting company time. Rubbing his temples, squinting his beady little eyes, the little vein on the side of his head jutting outwards with increased blood-flow, all motionless and shit.

Soon, of course, the thought is interrupted by the strange, cold, objectifying looks of co-workers, the strange, cold, objectifying look of the supervisor. You're caught off guard by the observing eyes around you. The horrifying realization that you actually haven't produced anything in the last couple of minutes creeps up the spine firmly lodged under the sweaty skin of your back. You start to feel like you've just been sitting there. After all, what are the real-life manifestations of your thought? What, in the world entire, do you have to show for it?

Nothing. You didn't even finish it. In fact, you don't even really remember what it was anymore. The thought might as well have not even happened. You hold on to the idea that the thought might come back to you, maybe you'll remember it, but come on, are you really about to risk being caught thinking again? You're completely exposed. You would definitely get caught again. Maybe if you doodle with your pen as if you're working and try to think you can get away with it! 

 But no, you're not Bobby Fischer. This is far too distracting. It's like moving one of your hands vertically while moving the other one horizontally. No, buddy,  you're done. If you want to think, go to the bathroom.

Cubicles, they're a staple in every uncivilized society. In the next posting I will go into the history of these corporate torture chambers - in the meantime, I leave you with another blog entry about cubicles. While it's slated as "frank discussion for women who think outside the box," something tells me these women are so goddamn open-minded, even men can participate. Happy reading.

29 Jul 2010

Il Blog di Andrea Tornielli » Blog Archive » Appunto sull'inchiesta di Panorama dedicata ai preti gay

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Sul Giornale di oggi pubblico un articolo a partire dalla notizia della reazione del Vicariato di Roma all’inchiesta di Panorama sulle notti brave di alcuni sacerdoti a Roma, e sulle loro frequentazioni gay. Vi propongo alcune considerazioni al riguardo.
1) La mia prima reazione, nel leggere due giorni fa le anticipazioni stampa e nel vedere ieri il filmato messo in rete sul sito del settimanale, è stata quella di dire un’Ave Maria per i preti coinvolti: come sempre accade in questi casi l’anonimato non regge, le abitazioni risulteranno conoscibili per chi li frequenta. Mi colpisce il fatto che, mentre nel Paese si discute animatamente sulla pubblicazione delle intercettazioni e sulla necessità di rispettare la privacy delle persone, le vite (non certo esemplari…) di questi anonimi sacerdoti vengano messe in pagina e in rete a loro insaputa e - immagino - senza il loro consenso. Non sto dicendo, ovviamente, che non si possano o non si debbano fare inchieste sull’argomento, che purtroppo offre materia e pure abbondante. Credo però esistano altri sistemi, più rispettosi delle persone. E altri stili, che non si riducono all’uso di telecamere nascoste e complici compiacenti disposti ad adescare o a farsi adescare per consumare, filmandolo, un rapporto omosex con un prete. Ricordo a questo proposito il libro Io, prete gay, scritto nel 2007 dal vaticanista Marco Politi, che ha raccolto la testimonianza, anonima, di un sacerdote omosessuale. Una lettura sconvolgente, utile per capire, ma senza alcuna concessione voyeristica o scandalistica.
2) Detto questo, però, come osservo nell’articolo pubblicato oggi sul Giornale, non si può non notare l’assoluta gravità di ciò che Panorama racconta nella sua inchiesta. Vale a dire la “schizofrenia” di persone che riescono a vivere una vita assolutamente doppia, e che dopo aver consumato un rapporto omosessuale con un partner occasionale conosciuto a una festa, vestono i paramenti per celebrare messa come se niente fosse accaduto. Come se questa fosse la normalità. Vedete, non è il peccato che scandalizza e indigna. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, aveva detto Gesù, salvando la vita a una donna che stava per essere lapidata. Non è il peccato, la debolezza, la caduta del sacerdote a scandalizzare. E non si tratta qui di disquisire sulle abitudini sessuali dei singoli individui, sulla loro libertà, etc. etc. E’ piuttosto il fatto che questo peccato da parte di alcuni preti - il venir meno all’impegno del celibato, con rapporti omo o etero - in fondo, non sia più percepito come tale. Colpisce che vi siano preti  che di giorno celebrano i sacramenti, studiano nelle facoltà pontificie o svolgono attività pastorali, e la sera, dismessa la tonaca (che forse non portano) o il clergyman, frequentano i locali gay alla ricerca di un compagno per la notte. Questo sì scandalizza, perché non è una novità che vi sia chi predica bene e razzola male, ma ciò che il settimanale descrive è a mio avviso qualcosa di più grave e consolidato. Come sapete ieri, in una nota, il Vicariato di Roma ha scritto che i sacerdoti gay con una doppia vita, oggetto dell’inchiesta di Panorama, “non dovevano diventare preti» e ora, per coerenza, dovrebbero “venire allo scoperto” perché “a causa dei loro comportamenti” viene “infangata l’onorabilità di tutti gli altri”. Il rischio è quello di generalizzare, dimenticando la dedizione con cui tanti bravi e santi sacerdoti svolgono la loro missione. Il rischio è anche quello di scagliare pietre come gli scribi e i farisei, dimenticando le parole di Gesù e lo sguardo cristiano sulle miserie umane e sull’abisso del peccato, lo sguardo di chi sa di essere bisognoso della misericordia di Dio, lo sguardo di chi non si erge a giudice considerandosi perfetto e migliore degli altri. Il rischio è infine quello di credere che il problema si risolva soltanto con la “pulizia”, con colpi di ramazza, pur necessari e in molti casi auspicabili. L’inchiesta di Panorama pone infatti domande serie sui criteri di ammissione e di selezione dei seminaristi, sulla loro formazione, sull’educazione a una sessualità matura, sulla disciplina del clero, su come i preti vengono seguiti e accompagnati dai loro vescovi, su quali risposte dare al problema della solitudine e sull’anonimato così facile nelle metropoli. Ma per rispondere a queste domande non bastano un comunicato - per quanto chiaro e opportuno -, l’indignazione, o un colpo di ramazza.

Questo articolo e' stato scritto Saturday, July 24th, 2010 alle 8:04 am nella categoria Varie. RSS 2.0 feed. Puoi lasciare una risposta, oppure faretrackback dal tuo sito. -->

25 Apr 2010

Impara a scrivere in ITALIANO...

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24 Dec 2009

Merry Christmas to all (in useful digital cards) ;-)

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